Qualche dato sull’Europa
Proviamo a fare qualche riflessione sullo stato dell’Europa alla luce dei risultati delle elezioni in Francia e Grecia. Prima, tuttavia, guardiamo a quella che è la vera radice del problema: la maggioranza dei tedeschi guarda con preoccupazione all’euro perché teme che le eccessive prodigalità dei paesi membri dell’eurozona finiranno, alla fine, per dovere essere pagate da loro; la formica tedesca dovrà accollarsi l’onere di pagare le stravaganze greche, spagnole, portoghesi, irlandesi, italiane o francesi.
Questo timore è stato creato anche dal governo tedesco, che è stato entusiasta fautore degli “aiuti” all’Irlanda e alla Grecia – il “salvataggio” di quest’ultima del maggio 2010 non sembra avere risolto problema alcuno, salvo quello di proteggere le banche tedesche e francesi detentrici di una grande quantità di titoli di debito pubblico greco e fare gli interessi delle industrie militari francesi e tedesche, imponendo a una Grecia in agonia finanziaria di acquistare costosi armamenti.
Il timore non sarebbe mai nato se i governi tedesco e francese avessero guardato al modello americano: i 50 stati americani usano la stessa moneta, il dollaro, ma sono liberi di seguire la politica tributaria e di bilancio che ritengono più opportuna, subendone le conseguenze. Né la Fed (banca centrale degli USA) né tanto meno il governo federale intervengono per “salvare” uno stato che non riesce a finanziare le sue spese, lo lasciano fallire. Lo stesso si sarebbe dovuto fare in Europa che, oltre tutto, non ha un governo centrale. Quanti auspicano che la Bce divenga prestatrice di ultima istanza degli stati della zona euro dimenticano che ciò è espressamente e opportunamente vietato dai Trattati di Maastricht.
In ogni caso, la maggioranza dei tedeschi è “euroscettica”, Merkel lo sa e, per evitare il rigetto dell’euro da parte dei suoi concittadini, ha deciso di rassicurarli imponendo a tutti gli stati dell’eurozona il “fiscal compact” cioè l’obbligo di perseguire il pareggio del bilancio con l’aumento della pressione fiscale. Mario Monti, subito dopo avere sottoscritto questo patto scellerato, ha pensato di salvarsi l’anima sottoscrivendo, assieme all’inglese Cameron, una lettera per auspicare l’adozione di una politica europea di sviluppo.
Le elezioni greche dimostrano che l’euroscetticismo sta vincendo in Grecia, anche se il successo di neo-nazisti (per contrastare la politica della Germania!) e ultra-comunisti non prelude certamente a un futuro radioso per la nazione ellenica. La stessa cosa vale per la Francia: Hollande ha vinto grazie all’appoggio che gli ha dato Marine Le Pen, evidentemente convinta che fosse meno euro bigotto di Sarkosy e meno suddito della cancelliera tedesca. Anche in Spagna le politiche di rigore imposte dalla Merkel sono sempre più impopolari e, con una piccola forzatura, anche l’esito delle nostre elezioni amministrative può essere letto nella stessa chiave.
La “tenuta” del Pd è soprattutto nelle speranze dei suoi esponenti, il terzo polo è stato pesantemente punito dai suoi elettori come il Pdl – i partiti che appoggiano il governo euro-fanatico delle tasse e dell’ingerenza degli sgherri del fisco nei nostri conti correnti hanno subito le conseguenze della loro scelta. Il successo, certamente non strepitoso, dei grillini è spiegabile col fatto che il comico genovese ha sempre criticato le iniziative europeiste e la moneta comune.
La conclusione non è complessa: per dirla con Gino Bartali, l’euro “è tutto sbagliato, tutto da rifare”! Quanto prima quest’ovvietà sarà compresa, tanto meglio sarà per tutti. Purtroppo, non vedo segni di resipiscenza.