Agli amici del blog

PUBBLICATO IL IN Varie - COMMENTI (109)
Il mio ultimo post è datato 21 luglio, il che mi fa sentire in debito con voi tutti. E’ vero che il colloquio è continuato, con i vostri commenti e le mie risposte, anche durante le ferie estive, ma mi sembra ugualmente di avervi abbandonati. La questione del giorno (di domani per essere esatti) è il destino di Silvio Berlusconi e del centro-destra. Anche se non imparziale, vorrei dire la mia sull’argomento, ripetendo, quando necessario, argomentazioni già usate.
La prima è stata già ampiamente riproposta da questo blog: l’elettorato italiano, considerando anche quanti hanno perso la speranza e non votano, non è di sinistra. Sono in larga maggioranza di opinioni “moderate” (termine orrendo ma ormai entrato a far parte del linguaggio comune), cioè di centro-destra. Un partito o un movimento politico non di sinistra, con un programma coerente, chiaro, credibile e calendarizzato, rappresentato da persone che non vivono di ma per la politica, vincerebbe facilmente le elezioni, indipendentemente dal sistema elettorale, ma a una condizione.
Il contenuto del programma non dovrebbe essere “moderato” ma profondamente riformatore: i nostri elettori non vogliono che l’esistente sia gestito, ma che sia cambiato, e hanno ripetutamente indicato la direzione del cambiamento desiderato. Vogliono un’Italia più liberale e meno statalista, vogliono più spazio per le libere scelte personali, meno fisco, meno burocrazia, meno divieti, restrizioni, permessi graziosamente elargiti da lorsignori, quando lo credono opportuno, meno sprechi, corruzione e abuso di potere.
Se le cose stanno in questi termini, e profondamente lo credo, la questione non si riduce al destino personale del leader che ha per primo indicati questi come obiettivi di un movimento liberale, ma coinvolge anche altri fattori. Non vedo Berlusconi da un paio di mesi, ma l’ho sentito alcune volte. La sua energia e il suo entusiasmo non sono stati domati dal vergognoso abuso di potere ai suoi danni, è sempre in grado di guidare la rinascita di un partito che possa convincere la maggioranza degli italiani a votarlo.
Anche se lo mandassero ai servizi sociali, agli arresti domiciliari o in galera, sia che restasse senatore sia in caso contrario, continuerebbe almeno per qualche anno a essere il leader naturale del centro-destra, potrebbe rilanciare Forza Italia, con la stessa ispirazione del 1994, con candidati nuovi e vecchi, tutti presentabili e convincenti, e vincere le prossime elezioni.
Ciò, com’è ovvio, non piacerebbe per nulla ai suoi, ai nostri, nemici. La persecuzione giudiziaria continuerebbe con rinnovato vigore, ma non potrebbe prevalere su chi avesse il consenso della maggioranza degli elettori. Piegare la mala bestia della corporazione giustizialista non sarebbe semplice, ma deve essere fatto se vogliamo che la libertà dell’Italia abbia un futuro. Gli interessi consapevoli, concentrati e organizzati dei pochi non possono, non devono avere la meglio sull’interesse generale.
Non so se Berlusconi proverà a fare quanto auspico, ma sono convinto che se lo farà e vincerà la guerra con forcaioli e tricoteuses, resterà per sempre nel grato ricordo di tutti gli italiani. Illusione? Forse, ma la speranza, per nostra fortuna, non è ancora tassata, possiamo permettercela.
Intanto, domani tornerò a Montecitorio, consapevole del male che la visione dell’aula farà al mio umore e al mio benessere mentale. Il nostro paese, la nostra patria, non può finire così, soffocato dalle plateali idiozie dell’antipolitica e dalla disinvoltura di dipendenti pubblici strapagati e irresponsabili, che abusano del loro potere per impedire alle istituzioni democratiche di funzionare. Credo di essere immune da simpatie golpiste, ma temo il loro diffondersi: un numero crescente di persone sensate è arrivato alla conclusione che l’Italia non si salva con le armi spuntate della democrazia. Dobbiamo convincerli che sbagliano e che la forza delle idee riesce talora a prevalere sul mito della forza.
Cordialmente,

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