Berlusconi, Monti e l’euro

Una “Lettera al premier” di Mario Monti sul Corriere (30 ottobre) merita forse qualche parola di commento. Premetto che sono amico di Mario Monti da un numero indecoroso di anni: nel 1976 mi privò del piacere di essere il più giovane economista in cattedra (vincemmo lo stesso concorso, ma lui ha tre mesi meno di me) e nel 1994 ebbi la responsabilità di fare il suo nome come commissario europeo e dovetti faticare per oltre quindici giorni per convincerlo ad accettare. Premetto anche che quanto scriverò non è “spintaneo”, suggerito direttamente o indirettamente da altri, ma assolutamente autonomo.
Questa premessa si rende necessaria perché, mentre dovrò esprimere dissenso su alcune affermazioni di Mario, non sono spinto a farlo per difendere Silvio Berlusconi dalle sue, come sempre, garbate, rassicuranti, ragionevoli e sussiegose critiche. Monti concentra la sua attenzione sull’affermazione di Berlusconi, secondo cui “L’euro è la nostra moneta, la nostra bandiera. E’ proprio per difendere l’euro dall’attacco speculativo che l’Italia sta facendo pesanti sacrifici. Il problema è che l’euro è l’unica moneta al mondo senza un governo comune, senza uno Stato, senza una banca di ultima istanza. Per queste ragioni è una moneta che può essere oggetto di attacchi speculativi.”
Secondo Monti, alcune affermazioni del premier sono fondate, altre infondate e “Nell’insieme fanno sorgere, accanto ad una remota speranza, serie preoccupazioni. Mi auguro – conclude il presidente della Bocconi – che, con le parole e ancor più con i fatti, Lei riesca a rafforzare quella speranza e a sgombrare il campo dalle preoccupazioni, così vive in Italia e in Europa. Non solo – La prego di credermi – presso i suoi ”.
Monti riconosce che l’euro è una moneta strana perché non ha dietro uno Stato né una Banca centrale che dia “garanzia d’interventi illimitati in caso di difficoltà”. Omette di menzionare che non solo illimitati interventi non sono consentiti alla Banca Centrale Europea, ma le è anzi fatto divieto esplicito di monetizzare i debiti degli Stati membri. Nella misura in cui ciò è accaduto si è trattato di una violazione delle regole di Maastricht. Ma andiamo oltre.
Monti sostiene che l’euro, malgrado tutto, “ci ha portato negli ultimi 12 anni un’inflazione ben più bassa (di quella che abbiamo avuto con la lira).” L’euro non è in crisi, secondo l’economista monetario (ma non “monetarista”, come tiene sempre a precisare), perché è stabile in termini di beni e servizi e anche troppo forte in termini di cambio col dollaro.
Monti sa bene che non è affatto vero che la bassa inflazione degli ultimi anni significhi che l’euro non ha perso potere d’acquisto in termini di beni e servizi: con 1936,27 lire si comprava ben più di quanto si acquisti con un euro. Con uno stipendio mensile di due milioni di lire si viveva, anche se non agiatamente, con mille euro certamente no. L’inflazione non c’entra, la colpa è della luciferina presunzione di chi ha ritenuto di potere stabilire a priori il potere d’acquisto esatto di una moneta fiduciaria mai prima esistita. E’ questa la ragione per cui da sempre mi sono battuto contro questa aberrazione logica, conquistandomi le critiche del mio amico Mario Monti, che non ha mai nemmeno lontanamente pensato che chi ragionava in modo diverso dagli euro-bacchettoni potesse avere ragione.
Monti correttamente sostiene che la speculazione non è contro l’euro ma contro quei Paesi che non hanno fatto le necessarie riforme strutturali: è una tesi che ho più volte ribadito su queste colonne ed è ineccepibile. Non può astenersi, tuttavia, dall’impartire a Berlusconi una lezione di correttezza politica: “In Europa e nei mercati, affermazioni di questo tipo accrescono i dubbi sulla convinzione e determinazione del governo italiano.” Facendole, Berlusconi “finisce per imporre sacrifici ancora maggiori agli italiani.” “Anche le parole non sorvegliate hanno il loro costo.” Amen.
E veniamo alla remota speranza: “La Sua (di Berlusconi) diagnosi è in linea con la migliore tradizione dell’europeismo italiano. Come Lei, forse con qualche turbamento, ha visto a Bruxelles alcuni giorni fa, il governo economico si sta creando”.
Monti è convinto che le blaterazioni di Bruxelles siano il preludio alla creazione di un governo economico. Mi sia permesso di dissentire: non solo non è mai esistita una moneta senza Stato, ma è anche non impossibile ma impensabile un governo economico senza Stato. E’ giusto che una moneta comune a Stati con finanze pubbliche autonome e divergenti è impossibile – i problemi che hanno afflitto l’unione monetaria del Belgio col Lussemburgo lo provano ampiamente – ma è ancora più vero che imporre le stesse regole tributaria a Paesi diversissimi è semplicemente insensato. Sarebbe più facile fare indossare a Renato Brunetta e Giuliano Ferrara abiti della stessa taglia che non imporre lo stesso livello e tipo di tassazione al Portogallo e alla Germania.
Come ha recentemente dichiarato Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, “I legislatori debbono scegliere fra due modelli: un modello con membri autonomi, che non rispondono dei problemi degli altri e vengono disciplinati dal mercato, e un modello caratterizzato da una maggiore integrazione. Non esiste una terza possibilità.” Il primo modello di Weidmannn è quello scelto dagli USA, Mario Monti crede nel secondo. La realtà gli farà cambiare idea.

Antonio Martino, da Il Tempo 31 ott. 11