Cinquant’anni di ecocorbellerie, da Il Tempo.

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Quest’anno ricorre il cinquantenario della pubblicazione di un libro che ha cambiato il mondo, contribuendo a dare vita alla nascita di un movimento che ha oggi moltissimi seguaci in tutto il mondo: l’eco-catastrofismo con connesso partito dei teorici dell’imminente fine del mondo. Il libro, “Primavera silenziosa” (Silent Spring), rese famosa l’autrice, Rachel Carson, che può essere considerata come l’ispiratrice di Aurelio Peccei e connesso Club di Roma, fino ad Al Gore e ai verdacchioni che impazzano un po’ ovunque, provocando danni enormi alle economie di mezzo mondo e alla vita di milioni di esseri umani.
La tesi della Carson è nota: l’uso di pesticidi in genere e di DDT in particolare da parte degli agricoltori uccide gli insetti, provocando la graduale scomparsa degli uccelli insettivori (senza rondini, la primavera diventerà silenziosa) e diffondendo su larga scala tumori di ogni genere.
Questa epidemia di tumori è mai arrivata? No: secondo i dati del Center for Disease Control and Prevention, tenendo conto degli altri fattori, come l’età, i tassi d’incidenza dei tumori sono andati regolarmente diminuendo da oltre vent’anni. Eppure l’uso dei pesticidi in agricoltura non è diminuito: all’epoca della Carson gli agricoltori americani usavano 637 milioni di libbre all’anno, nel 2007 ne hanno usati 1.100. E’ lecito dubitare della buona fede della Carson: mentre denunciava la diminuzione e connesso rischio di estinzione degli uccelli insettivori, era anche associata alla Audubon Society, rispettata associazione di studiosi degli uccelli, che dava la loro popolazione in costante aumento.
Tuttavia, ormai la moda era stata lanciata e continua a dilagare, nonostante l’assenza di riscontri alle terrificanti profezie degli ecocatastrofisti. La Carson e l’influenza del suo libro contribuiscono a spiegare il milione di morti di malaria all’anno; l’ostracismo nei confronti del DDT, la cui nocività è lungi dall’essere provata, non ha consentito di debellare la malaria in zone nelle quali gli altri strumenti sono inefficaci. Parlare di ambientalismo fasullo e assassino non mi sembra, quindi, eccessivo.
Nel decennale di Silent Spring, 1972, fu pubblicato, su iniziativa del "Club di Roma", un libercolo dal titolo Limiti allo sviluppo. In esso, Jay Forrester del MIT, considerato un genio del computer, riuscì a mettere assieme un gran numero di profezie, che non mancarono di terrorizzare l'opinione pubblica mondiale. Secondo Forrester, il mondo avrebbe esaurito tutto l'oro disponibile entro il 1981, tutto il mercurio entro il 1985, tutto il petrolio entro il 1992, mentre rame, piombo e gas naturale sarebbero scomparsi nel 1993. Com'è noto, nessuna di queste previsioni si è realizzata.
Ricordiamo tutti l’isterismo a proposito del “buco dell’ozono” e le terrificanti profezie sulle sue conseguenze. Un mio amico, fisico dell’atmosfera e inventore del metodo di misurazione dello strato di ozono, Fred Singer, scrisse un articolo nel quale sosteneva che lo spessore dello strato di ozono dipende non solo da fattori terrestri ma anche dalle fasi solari e che, poiché le nostre osservazioni coprivano un periodo inferiore a quello delle fasi solari, non potevamo sapere se lo strato di ozono fosse davvero in diminuzione con relativo “buco”. Malgrado che le riviste scientifiche si rifiutarono di pubblicarglielo per timore degli ecocatastrofisti, apparve su un quindicinale. Gli eventi successivi hanno dato ragione a Singer e nessuno parla più del dannato buco.
Infine, il riscaldamento globale, l’isterismo più recente, che sta gradatamente attenuandosi (lasciando il posto, almeno in un caso, al timore di un’imminente glaciazione!), ha fruttato alle fantasie di Al Gore nientepopodimenoche un premio Oscar e un Nobel per la pace!
La morale - sul buco nell'ozono, sull'effetto serra, sulle terrificanti previsioni del Club di Roma, sui pesticidi, sul biossido di carbonio, o su una serie lunghissima di altre sciagure profetizzate - è una sola: si tratta di solito di profezie fondate solo sull'isterica opposizione al mondo moderno, dell'altrettanto isterica passione per un mondo pre-industriale assolutamente immaginario, e del desiderio di accrescere il potere pubblico per impedire le attività produttive private. I "verdi" non esitano a far ricorso al terrorismo psicologico, che usano con spregiudicata disinvoltura e spesso con successo. Riuscire a controbattere le loro previsioni richiede impegno di studio e tempo; ma, prima di essere sbugiardate, riescono a produrre danni incalcolabili. Sepolto il marxismo, il "verdismo" rappresenta la forza più insidiosa a favore dello statalismo, il pericolo maggiore per la libertà individuale. Tuttavia, hanno esagerato, e ora che, poco per volta, i nodi vengono al pettine, la loro credibilità si va affievolendo. C'è da sperare che, alla fine, sarà la ragione a prevalere.