Dichiarazione in dissenso, Camera 14 settembre 2011

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l’onorevole Antonio Martino. Ne ha facoltà, per due minuti.

ANTONIO MARTINO. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghe e colleghi, i motivi che mi hanno indotto a non votare la manovra di luglio sono gli stessi che mi inducono oggi a non votare, a maggior ragione, questa manovra. Ci sono state propinate manovre una o anche più volte l’anno per almeno 25 anni. L’obiettivo di queste manovre era sempre il risanamento dei conti pubblici. Nel 1986, il debito pubblico ammontava a circa 450 miliardi di euro, l’85,5 per cento del PIL. Quest’anno – la notizia è di questa mattina –, il debito pubblico ammonta 1.911 miliardi di euro, il 120 per cento del PIL. Chiaramente, le manovre non hanno sortito il risultato sperato: il debito pubblico è quadruplicato.
Onorevole Casini, lei ha detto una cosa che apparentemente sembrerebbe sensata, ma non lo è affatto. Non è vero che una cattiva manovra sia meglio di nessuna manovra: nessuna manovra è meglio di una cattiva manovra ed è anche meglio di una buona manovra, perché questo Paese non di manovre ha bisogno. L’esistente non può essere gestito, deve essere riformato: noi abbiamo bisogno di riforme, non di manovre (Applausi di deputati dei gruppi Futuro e Libertà per il Terzo Polo e Italia dei Valori)!

Le manovre, se perseguite, continueranno a portarci ad una spesa pubblica sempre maggiore – siamo al 52 per cento del PIL –, ad una fiscalità sempre maggiore, ad una crescita zero e alla morte dell’economia italiana (Applausi di deputati dei gruppi Partito Democratico, Unione di Centro per il Terzo Polo, Futuro e Libertà per il Terzo Polo e Italia dei Valori).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.