Due scenari possibili

La batosta è stata chiara, sonora, inequivocabile. I leader dei due maggiori partiti, il laburista e il conservatore, si erano impegnati nell’opposizione all’uscita del Regno Unito dalla UE e hanno perso. Il primo ministro, Cameron, non è soltanto uscito sconfitto ma anche ridicolizzato dal suo ondivago comportamento. Aveva minacciato l’uscita della Gran Bretagna dalla UE se Junker fosse stato nominato presidente della commissione europea. Quando questo è avvenuto, ha sepolto i suoi bellicosi propositi e si è accontentato di qualche concessione a mo’ d’indennizzo. Ha svolto la campagna elettorale basandola soprattutto sulla promessa di un referendum sulla permanenza nella UE. Oggi è da credere che maledica quella promessa. Ma non vale la pena di occuparsi di lui e del leader laburista: sono due insignificanti nullità.

E adesso? Gli scenari possibili a me sembrano due. Nel primo caso, i leader dei paesi membri dell’Unione europea prendono atto del significato profondo del voto inglese e modificano il loro atteggiamento. E’ stata la loro arroganza, la pretesa di avere il diritto di imporre il proprio punto di vista anche a governi sostenuti da maggioranze democratiche a determinare l’indignata reazione degli elettori inglesi e non solo.

Accettano la lezione e si armano di umiltà, rispettando le opinioni delle maggioranze democratiche dei paesi membri, anche quando queste vanno in senso contrario ai loro desideri. La sopraffazione delle democrazie nazionali lascia il posto al rispetto delle loro opinioni e dei loro desideri. La “marcia verso una maggiore unità europea” forse dovrà rallentare, ma si eviteranno altre fughe di paesi fuori dalla UE e verso il recupero della sovranità nazionale. Sarebbe la scelta più intelligente, la presa di coscienza che i leader europei non sono necessariamente onniscienti e che non è affatto certo che la loro opinione sia inevitabilmente più corretta di quella delle maggioranze democratiche nazionali.

Proprio perché la scelta sarebbe più sensata non è detto che sarà questa a prevalere. Esiste un’alternativa che, anche se disastrosa, non è affatto impossibile. I paesi membri della UE potrebbero giudicare stupida e autolesionistica la decisione degli elettori inglesi di far uscire il loro paese dall’Unione, e decidere conseguentemente di punire il Regno Unito per lo sgarbo arrecato all’Unione con una serie di misure di ritorsione commerciale.

S’innescherebbe così un meccanismo perverso di misure e contromisure di contenimento degli scambi commerciali fra UE e UK con grave danno per tutti. Potrebbero anche, e non è affatto azzardato supporlo, decidere che, essendosi liberati del fardello dell’ostruzionismo inglese contrario all’ulteriore “approfondimento” dell’Unione, si possa speditamente procedere a realizzarlo. Verrebbero in conseguenza instaurate misure volte ad accrescere il potere dell’UE di decidere nelle materie più disparate anche senza il consenso dei governi nazionali di alcuni paesi.

Sarebbe la premessa forse non necessaria ma sufficiente per un contagio della Brexit ad altri paesi. Comincerebbe così l’esodo di un paese dopo l’altro fuori dalla UE, decretandone poco per volta la fine.

Non so quale di questi due scenari prevarrà né solo quale auspicare, ma mi sento di poter dire che molte delle preoccupazioni circa le conseguenze immediate del voto inglese sono almeno parzialmente infondate. Il mondo non è destinato a crollare, né una crisi economica devastante a prevalere. Il sole continuerà a sorgere e tramontare e gli esseri umani non ci lasceranno mai privi d’idiozie sulle quali riflettere.