Ferocia islamista e libertà personali

Le bestie nazi-islamiste che hanno compiuto l’orrenda mattanza di innocenti a Parigi hanno confermato i timori da me ripetutamente espressi anche su questo blog. Le loro atrocità avranno, forse, anche conseguenze positive se faranno aprire gli occhi ai leader occidentali, costringendoli a prendere le misure necessarie a fronteggiare la grave minaccia che incombe su di noi e che avrebbero dovuto essere prese già molti anni fa.

Tuttavia, hanno anche avuto conseguenze fortemente nocive e pericolose per tutti noi, oltre a farci sorbire la consueta valanga di baggianate. Per esempio, l’inquilino del colle, confermando l’assoluta mancanza di senso del ridicolo, si è lasciato andare alla seguente affermazione, che dubito lo consegnerà al ricordo imperituro dei posteri: “Risponderemo con intransigenza”!

La prima e più grave delle conseguenze negative delle stragi di Parigi è che da più parti si è levata la richiesta: “Dovremo rinunziare a parte delle nostre libertà”. Altri hanno categoricamente sentenziato che “Dobbiamo sacrificare parte della nostra privacy”. Sono convinto che chi rinunzia alla propria libertà in cambio di maggiore sicurezza finisce per perderle entrambe. Né sono disposto a consentire ai nemici delle nostre libertà di utilizzare le mostruosità delle bestie islamiste come giustificazione della mia riduzione in schiavitù.

Non basta: a più voci si eleva la richiesta di limitare la libertà di movimento internazionale delle persone e aumentare l’imposizione per finanziare non si sa bene quali provvedimenti. In sintesi, anche i massacri parigini “fanno brodo” agli statolatri che ci vogliono ridurre in servitù.

Ma vediamo cosa dovremmo fare, e subito, per salvarci dalla barbarie islamista. Come non mi sono stancato di ripetere, quanto sta accadendo è l’inevitabile conseguenza dello squilibrio demografico fra mussulmani ed europei. Terrorismo e immigrazione di massa, figli minori della conquista, erano quanto già dieci anni fa avremmo dovuto capire che dovevamo aspettarci.

La prima cosa, che pare si cominci a comprendere, è fare guerra – sì guerra – al califfato, coinvolgendo tutti, ma proprio tutti, i paesi che ci stanno. Anche paesi che possono non esserci simpatici, inclusi Russia, Turchia e quant’altri. La seconda cosa è attrezzarci a prevenire gli atti di terrorismo. Questo implica il rafforzamento dei nostri servizi d’informazione e l’aumento dei mezzi a loro disposizione.

La terza, ma forse la più importante, cosa da fare è il rafforzamento delle nostre forze armate e di polizia, fornendo loro i mezzi di cui hanno bisogno. E, se far questo dovessimo tagliare le spese di welfare, bene facciamolo, e di corsa.

Non è necessario sottoporre i normali cittadini a un aumento di controlli, ficcando il naso nella loro vita privata, intercettando le loro conversazioni telefoniche e violando la riservatezza della loro corrispondenza. Che si faccia già e in misura abnorme è ingiustificato anche troppo, quindi basta intrusioni nei nostri affari privati.

Quanto agli immigrati, che, secondo quanto emerso dai fatti recenti, possono includere terroristi, bisognerebbe sistemarli in un posto dal quale non possano compiere attentati nelle nostre città e lì operare con cura la selezione fra coloro che non destano preoccupazione e i potenziali terroristi. Un’isola greca, per esempio, o Pianosa o qualche altra località da cui non possano raggiungere agevolmente noi e le nostre famiglie.

Se i massacri di Parigi convinceranno i nostri governanti a fare queste cose, sarà stato pagato un prezzo alto per ottenere qualcosa di utile: far vedere la luce ai nostri leader.