Germania, quo vadis?

Tutti i Paesi della zona dell’euro sono entrati, anche se in misura diversa, nella più profonda depressione economica della storia. La disoccupazione è in forte aumento, il tasso di sviluppo è per molti di essi negativo da troppi mesi, tutti gli indicatori suggeriscono che le conseguenze dell’adozione di politiche recessive adottate simultaneamente si rafforzano vicendevolmente. La causa è quella indicata da John M. Keynes nel 1936:
Le idee degli economisti e dei filosofi politici, così quelle giuste come quelle sbagliate, sono più potenti di quanto si ritenga comunemente. In realtà il mondo è governato da poche cose all’infuori di quelle. Gli uomini della pratica, i quali si credono affatto liberi da qualsiasi influenza intellettuale, sono usualmente schiavi di qualche economista defunto.”.
Vediamo.I tedeschi in genere, la Cancelliera Merkel in particolare, sono convinti che i Paesi che hanno adottato l’euro siano legati da un vincolo di solidarietà che imporrebbe ai paesi “virtuosi” di accollarsi i debiti dei paesi spendaccioni. La convinzione diffusa è che, se un paese dell’eurozona non riesce a onorare i suoi debiti, sia preciso dovere degli altri paesi di aiutarlo per impedire che fallisca. La tesi è rafforzata dal convincimento che il fallimento di un paese avrebbe un effetto domino su tutti gli altri. Queste tesi sono non solo del tutto infondate ma anche contrarie alla lettera e allo spirito  dei Trattati di Maastricht.
I Trattati, infatti, dopo avere stabilito che la Bce deve porsi l’obiettivo della stabilità monetaria, coerentemente introduce il divieto per la stessa di monetizzare il debito degli Stati membri, acquistandone i titoli di debito pubblico. Queste ammirevoli disposizioni sono inequivoche: la stabilità dei prezzi e della moneta sono affidate alla responsabilità della Bce, le decisioni in materia tributaria e di bilancio competono esclusivamente all’autonomia degli Stati nazionali. Politica monetaria europea, politica di bilancio nazionale.
Ma allora che senso ha il “fiscal compact”? Come giustificare il grottesco tentativo di espropriare gli Stati nazionali della sovranità in materia di bilancio? Nulla nei Trattati lo autorizza ed è contrario a ogni logica ed al buon senso.
I cinquanta Stati americani usano la stessa moneta, il dollaro, ma ognuno di essi è perfettamente libero di adottare le politiche tributarie e di bilancio che crede. Le adotta e ne sopporta le conseguenze. In Texas non esiste l’imposta statale sul reddito, lo Stato è in rapida crescita, l’occupazione aumenta, le finanze statali sono floride. D’altro canto, la California ha un welfare state costosissimo, una fiscalità esagerata, un alto tasso di disoccupazione e le finanze in dissesto.
Nessuno ha mai suggerito che il differenziale fra i tassi d’interesse sul debito statale californiano e quelli texani sia un problema. A nessuno è mai venuto in mente di proporre che i texani paghino i debiti della California, o che il governo federale (che negli USA, a differenza della UE, esiste e da oltre due secoli) debba “aiutare” la California o che la Fed debba monetizzarne il debito.
Le politiche di uniformazione, standardizzazione, armonizzazione perseguite in Europa sono ingiustificate, nocive e ridicole. Ogni stato degli USA ha la sua targa automobilistica, a nessuno è mai passato per la testa che fosse necessario renderle tutte identiche per unificare l’America!
In conclusione, gli euro-bigotti che vogliono che persone di dimensione diverse adottino tutte un vestito della stessa taglia, che basandosi non su serie teorie ma su fanfaluche stanno facendo precipitare centinaia di milioni di europei nel baratro della depressione, meritano di essere trattati per quello che sono: dozzinali ciarlatani pomposi e ignoranti che hanno la pretesa di imporre a cittadini di libere democrazie le loro fantasie.
Quanto prima si comprenderà che tutto questo non solo è infondato e grottesco ma nulla ha a che spartire con l’ideale europeo, tanto meglio sarà per tutti. Benedetto XV era convinto che l’origine divina della chiesa fosse provata dal fatto che il clero non era riuscito a distruggerla. La sopravvivenza dell’ideale europeo alle mascalzonate degli eurosauri ne dimostra la validità. Stiamo attenti, tuttavia: alla chiesa Cristo aveva promesso l’immortalità, che nessuno ha promesso alla UE.