Il “caso Savona”

Quanto accaduto in questi giorni supera l’immaginazione più fervida. Una crisi che si protraeva da tre mesi stava per concludersi con la formazione di un governo, che poteva contare su una maggioranza parlamentare. L’esito, però, è stato impedito non da litigi fra le forze politiche né da eventi esterni, ma dal capo dello Stato, che ha rifiutato di nominare un ministro.

Ora, è certamente vero che il presidente della Repubblica nomina i ministri proposti dal presidente del Consiglio ma ritengo che egli possa rifiutarsi di farlo solo in presenza di evidenti indizi di incostituzionalità. Ma non è stata la Costituzione a determinare il rifiuto della nomina; come il presidente ha dichiarato, è stata una teoria economica. L’idea è che nominare Savona al MEF avrebbe determinato un aumento dello spread, “sottraendo risorse alla spesa sociale”, e la crisi dell’euro. Non credo che, nemmeno in stato di ebbrezza, Paolo Savona abbia mai avuto questa considerazione stellare della sua importanza.

La teoria ad hoc è, ovviamente, priva di senso e stupisce che si sia trovato il coraggio, per non dire l’impudenza, di sostenerla. Ma fra i meriti del nostro primo cittadino non è inclusa la conoscenza della “scienza lugubre”. Immagino, tuttavia, che il normale buon senso avrebbe sconsigliato quest’azzardo.

Supponendo, comunque, che la teoria in questione, per ragioni scaramantiche o altro, fosse fondata, qual è l’alternativa che ci viene proposta? Non un'altra maggioranza parlamentare, che non sembra esserci, né nuove elezioni, ma la consegna del neo-eletto Parlamento alla totale irrilevanza, sostituendolo con un incarico di governo, affidato dal presidente della Repubblica a persona di sua scelta, in assenza di un’indicazione del Parlamento.

Non sono un costituzionalista e la mia laurea in legge è vecchia di 54 anni, ma mi sembra che siamo in presenza di una clamorosa violazione della nostra Costituzione. Essa non attribuisce al capo dello Stato un potere di nomina del presidente del consiglio in piena autonomia, ma solo dietro indicazione delle forze politiche rappresentate in Parlamento. E’ vero che ci sono stati precedenti di nomine di presidenti del consiglio da parte del capo dello Stato non conseguenti a indicazione parlamentare, ma questo non significa che fossero costituzionalmente corrette.

Il presidente del Consiglio liberamente scelto dal presidente della Repubblica dovrà, però, avere la maggioranza in Parlamento per esercitare il suo potere, e non vedo come possa ottenerla. In sintesi, quindi, con ogni probabilità, l’alternativa a Paolo Savona è il caos, o quanto meno l’assenza di governo. Chi ritiene che ciò possa rassicurare i mercati, ridurre lo spread e salvare l’Italia ha urgente bisogno di uno psichiatra.

La storia a me sembra questa: per ragioni che non sono chiare, la nomina di Savona non era gradita in Germania. Per evitare di irritare i tedeschi, il capo dello Stato ha ritenuto fosse preferibile resistere alla proposta di nomina. Da qui la crisi. Qualcosa di simile è quanto previsto per il principato di Monaco: il sovrano è il principe Alberto, ma il governo è nominato dalla Francia. Questo, tuttavia, è esplicitamente previsto dall’ordinamento giuridico del principato. Se, quindi, si vuole adottare per l’Italia e la Germania lo stesso criterio che vale per la Francia e Monaco, sarebbe preferibile esplicitarlo. Basta mettere in costituzione una norma che preveda che i ministri sono nominati dal presidente della Repubblica su proposta del presidente del Consiglio, subordinatamente al nulla osta del governo della repubblica federale di Germania.

Tutto sarebbe così molto più nitido e potremmo mettere del cartelli alle nostre frontiere con la scritta: “Benvenuti nella Repubblica germanica d’Italia”!