Intervento del 27 Giugno 2012

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Martino. Ne ha facoltà, per un minuto.
ANTONIO MARTINO. Signor Presidente, sono quasi esattamente cinquant'anni che mi occupo di moneta comune per l'Europa.
Il mio primo scritto in materia apparve sulla rivista di politica economica nel giugno del 1972 con il titolo La politica monetaria e il piano Werner. Sono sempre stato critico dei tentativi d’introduzione di una moneta unica europea, non perché sia antieuropeo né perché non ritenga che a certe condizioni una moneta comune per l'Europa non sia desiderabile, ma per il modo in cui era stata introdotta. Essendomi ripetuto più volte su quest’ argomento, non insisterò, dirò soltanto che quando ero un economista accademico nessuno mi mosse critiche per le mie posizioni, quando ripetei le stesse idee da Ministro degli affari esteri l'attuale sindaco di Torino - che non è purtroppo qui fra poi per confermarlo - disse che ero euroscettico ed antieuropeo, io, che ero figlio di uno dei fondatori dell'Europa unita, di uno dei firmatari dei Trattati di Roma, del promotore della Conferenza di Messina, che avviò il processo di unificazione dell'Europa. Questa moneta europea farebbe inorridire i padri dell'Europa (Applausi di deputati del gruppo Popolo della Libertà e dei deputati del gruppo Lega Nord Padania)!
Essa è sbagliata per il modo d’introduzione, è sbagliata perché manca di una credibile costituzione monetaria, è sbagliata perché manca di una credibile costituzione fiscale. Il fiscal compact, elogiato dall'onorevole Tempestini, non è un progetto in base al quale i Paesi in surplus debbano pagare i debiti dei Paesi in deficit  per aiutarne la crescita: in quale mondo vive, onorevole Tempestini? Esiste un modo perché si possa avere sovranità nazionale e al tempo stesso una moneta unica e responsabilità nella gestione dei bilanci: sono gli Stati Uniti d'America. I cinquanta Stati usano tutti il dollaro, ma non è mai venuto in mente a nessuno che lo Stato federale dovesse intervenire per salvare Stati che avevano condotto una politica di bilancio fallimentare. Gli Stati degli Stati Uniti d'America possono fallire, non li aiuterà né il Governo federale né la Federal Reserve, prestatore di ultima istanza (lender of last resort)!
ANDREA LULLI. Torna a scuola!
PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Martino.
ANTONIO MARTINO. Non significa che la Banca centrale europea debba comprare i debiti degli Stati sovrani, del che è stato fatto divieto dal Trattato di Maastricht, ma significa solo che deve evitare una serie di fallimenti bancari; deve essere prestatore di ultima istanza nei confronti delle banche (Applausi di deputati del gruppo Popolo della Libertà e dei deputati del gruppo Lega Nord Padania)!
PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Martino.
ANTONIO MARTINO. Onorevole Tempestini, ma di cosa state parlando! L'Italia e l'Europa si stanno avviando verso...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Martino (Commenti del deputato Antonio Martino).
Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.