L’Europa e la UE

Sono stato recentemente invitato dalla AECR (Alleanza dei conservatori e riformisti europei) alla seconda Conferenza di Messina. La prima fu promossa da mio padre, Gaetano, l’1 e 2 giugno 1955. L’anno prima il Parlamento francese non aveva ratificato il trattato istitutivo della CED (comunità europea di difesa) e quel fallimento aveva gettato nello sconforto i federalisti europei. I sei ministri degli esteri di Italia, Francia, Germania, Olanda, Belgio e Lussemburgo, decisero che i tempi non erano maturi per puntare all’unione politica e decisero che era meglio cominciare con l’integrazione economica. Così la notte del 2 giugno all’hotel San Domenico di Taormina si arrivò alla decisione, perfezionata a Venezia nel 1956 e oggetto dei Trattati di Roma del 1957, di costruire il Mec (mercato comune europeo) e l’Euratom.
I parlamentari europei e nazionali di numerosi paesi si attendevano che il figlio di Gaetano Martino dicesse loro se l’Unione Europea avesse realizzato gli obiettivi dei sei ministri degli esteri del 1955. Per questo tennero la seconda conferenza proprio al San Domenico a Taormina. Feci il discorso inaugurale e quello conclusivo, sostenendo che chi crede nell’ideale europeo deve battersi perché le nefandezze perpetrate in nome dell’Europa siano smantellate. E’ in gioco il futuro dell’ideale stesso.
Ricordai che Benedetto XIV si diceva convinto che la prova dell’origine divina della chiesa era offerta dal fatto che il clero non fosse riuscito a distruggerla, e aggiungevo che, mentre alla chiesa Cristo aveva promesso l’immortalità, nessuno aveva fatto la stessa cosa per l’UE o l’ideale europeo.
I nodi sono ormai giunti al pettine: quanto gli eurocrati hanno fatto in nome dell’Europa ha gettato quest’ultima nel discredito totale. Cosa c’è di europeo nell’imporre la stessa targa automobilistica a tutti i paesi membri dell’UE? Cosa nel “preservativo europeo” o nella curvatura delle banane? Non basta: i 50 stati degli USA usano tutti la stessa moneta, il dollaro, ma ognuno di essi è libero di adottare la politica tributaria e di bilancio che ritiene. Le adotta e ne sopporta le conseguenze. In Texas non esiste l’imposta statale sul reddito, lo Stato è in rapida crescita, l’occupazione aumenta, le finanze statali sono floride. D’altro canto, la California ha un welfare state costosissimo, una fiscalità esagerata, un alto tasso di disoccupazione e le finanze in dissesto.
Nessuno ha mai suggerito che il differenziale fra i tassi d’interesse sul debito statale californiano e quelli texani sia un problema. A nessuno è mai venuto in mente di proporre che i texani paghino i debiti della California, o che il governo federale (che negli USA, a differenza della UE, esiste e da oltre due secoli) debba “aiutare” la California o che la Fed debba monetizzarne il debito. Spread è termine inglese, ma nessun americano si è mai occupato dello spread fra i titoli dello stato della California e quelli del Texas. Perché noi non sembriamo interessati ad altro che la differenza fra l’interesse sui Bund tedeschi e i BTP italiani?
 Il discredito della UE ha fatto crescere il numero e le dimensioni dei movimenti antieuropeisti, come l’UKIP in Gran Bretagna, il M5S e la Lega in Italia, l’AFD in Germania o il partito di Marine Le Pen in Francia. Non è da escludere che nel Parlamento europeo che verrà eletto a maggio, gli antieuropeisti siano, se non la maggioranza, in numero consistente e ben rappresentato.