Non date da mangiare ai coccodrilli

Il consiglio dei ministri ha approvato, fra le tante cose, anche l’abolizione dello stipendio di ministro per quanti sono anche parlamentari. Non ho intenzione alcuna di rispondere al quesito se ciò sia “giusto” o “sbagliato”; si tratta di un problema del tutto irrilevante. Era un abuso, un ingiustificato privilegio, un’aberrazione della casta politica avere due lauti stipendi? La risposta non m’interessa per nulla.
Nel 2001 il genio di Sondrio, il maestro di tutti i consulenti tributari, il commercialaio più ricco d’Italia, dal ponte di comando della corazzata Economia, come primo provvedimento stabilì che il nostro compenso di ministri dovesse essere ridotto di mille euro. Inutilmente cercai di fargli comprendere che il provvedimento sarebbe stato privo di effetti sulle pubbliche finanze e che avrebbe prodotto conseguenze opposte a quelle da lui sperate. Il commento di tutti, sostenevo, sarebbe stato: “Se rinunziano a mille euro è perché ne intascano troppi e se ne vergognano. Perché non rinunziano a tutto?”
Il successore del mito dei padani ha fatto esattamente ciò e otterrà gli stessi risultati sia per la finanza pubblica sia quanto alle conseguenze: non è una previsione azzardata, è una certezza. Togliere ai ministri parlamentari uno dei due stipendi farà risparmiare nemmeno un minuto secondo di spese pubbliche e promuoverà le stesse reazioni del provvedimento tremontesco.
Infatti, se uno è aggredito da un coccodrillo affamato e, per difendersi pensa di conquistarne la gratitudine dandogli da mangiare, può essere certo che non sarà risparmiato. Il rettile è molto ingordo e, per quanto cibo gli si possa propinare, il suo insaziabile appetito non si esaurirà facilmente, sarà ancora affamato quando arriverà il turno di ingoiare il suo benefattore.
L’immagine è di Winston Churchill, che la riferiva ai sostenitori dell’appeasement, del dialogo con Hitler. Il dialogo fra una persona armata e una disarmata è inutile, perché chi è armato non ha interesse a dare retta al suo interlocutore. Dare da mangiare a un coccodrillo non ci può salvare ma solo ottenere di essere mangiati per ultimi.
Lo stesso per l’insensato tentativo di placare l’invidia, soddisfacendone le richieste. Non solo l’invidioso non sarà placato, ma diverrà ancora più famelico: le differenze che più odia non sono le grandi, sono le piccole, quelle che possono essere comprese persino dalla sua testa vuota. Quanto più la casta politica si autoflagellerà, tanto più renderà furiosi i malevoli, gli afflitti da Schadenfreude (parola tedesca intraducibile, che significa gioia per le altrui sciagure).
So già che persino qualcuno degli amici di questo blog sarà tentato a questo punto di pensare “Cicero pro domo sua”, sta difendendo la sua casta, anche lui soffre di spirito corporativo. Non credo sia necessario ricordare che non sono ministro, non spero di tornare a esserlo, che la politica mi ha nauseato e che, quindi, per quanto mi riguarda possono fare quello che credono. Nessuno, tuttavia, mi tapperà mai la bocca e continuerò a chiamare invidiosi e gretti quelli che lo meritano. Che razza di liberale sarei se mi autocensurassi?