Riflessioni su immigrazione e terrore islamista

Vorrei fare il punto della situazione alla luce degli ultimi, tragici, eventi. Anzitutto l’immigrazione. Gli scafisti non sono “mercanti di schiavi”, sono trasportatori che forniscono, dietro lauto pagamento, il servizio che viene loro richiesto. Gli immigranti non sono schiavi, sono passeggeri volontari e paganti. Nessuno li ha dovuti costringere a imbarcarsi, l’hanno fatto volontariamente. L’industria dell’”accoglienza” creata dalla pelosa carità pubblica è fonte di lauti profitti per un considerevole numero di furbastri. Sono questi gli unici disonesti dell’intera storia. Sono loro che dovrebbero essere puniti, e severamente; certamente non gli scafisti, né tanto meno i migranti.

Date le tendenze demografiche prevalenti in Europa, l’opposizione all’ingresso di persone che desiderano vivere e lavorare nei nostri paesi è poco giustificata. Secondo i demografi, sono trenta le nazioni europee moribonde, che hanno cioè un tasso di fertilità pari o inferiore a 1,5. Comprendo senza difficoltà le preoccupazioni che l’afflusso d’immigranti suscita nell’opinione pubblica europea. Sono di due ordini, culturale e relativo alla sicurezza.

Si teme che il massiccio ingresso di persone di lingua, religione e cultura diverse dalla nostra finisca col trasformare le nostre società e cancellarne l’identità. E’, tuttavia, un timore fondato sulla scarsa fiducia nei nostri valori, nel nostro modo di vivere. Non credo proprio che, se un paio di milioni d’immigranti venissero a stabilirsi in Italia, invece di assorbire loro la nostra lingua e la nostra cultura, sarebbero i sessanta milioni d’italiani a smettere di esserlo.

Il problema della sicurezza è più serio. Molti dei potenziali immigranti proverrebbero da paesi mussulmani e alcuni fra loro potrebbero essere indottrinati dall’ideologia nazi-islamista. E’ un pericolo grave che, alla luce di quanto accaduto in questi giorni, deve essere attentamente preso in considerazione. Tuttavia, per i giovani che vogliono stabilirsi in Italia per trovarvi lavoro una soluzione ci sarebbe.

Non è per niente nuova, risalendo all’impero romano, ma potrebbe credo funzionare. Agli inizi del mio periodo alla Difesa incombeva il problema dell’afflusso di albanesi che volevano venire a vivere in Italia. Proposi che avremmo dovuto lasciarli entrare e arruolarli in un’apposita brigata albanese. Avrebbero servito per cinque anni, durante i quali avrebbero imparato la nostra lingua, la nostra storia, le nostre leggi e un mestiere. Al termine dei cinque anni, avrebbero potuto diventare cittadini italiani.

Per l’Italia quest’operazione sarebbe stata decisamente conveniente: avremmo avuto a basso costo una brigata di militari di religione mussulmana, utilizzabili molto efficacemente nelle missioni internazionali in paesi islamici e, al termine dei cinque anni, persone che, grazie a un rigoroso addestramento militare, sarebbero diventate cittadini utili alla società e rispettosi delle leggi.

La mia non è, come potrebbe sembrare, una proposta, è soltanto una riflessione dettata dalla stanchezza nei confronti degli insensati slogan che sull’argomento impazzano. Mi piacerebbe conoscere l’opinione dei frequentatori di questo blog sul tema.