Un colpo d’ala

Parlare di politica oggi è rischioso per diverse ragioni. Anzitutto c’è il rischio che quanto scritto sia smentito prima di essere pubblicato; la velocità con cui cambiano i dati della situazione è tale che ciò che è vero la sera potrebbe rivelarsi del tutto infondato la mattina successiva. In secondo luogo, è quasi certo che qualsiasi cosa si dica sia giudicata offensiva da alcuni, ovvia e scontata da altri. Infine, è quasi inevitabile ripetersi, dato che chiunque sostenga alcunché quasi certamente lo abbia già fatto prima.
Sono disposto a correre questi rischi perché ritengo non credo che sia ancora arrivata la “fine della seconda repubblica” e perché la gravità del momento lo impone. Comincerò con gli elementi principali, quelli ovvi. I problemi che affliggono l’Italia sono gravi e la loro soluzione può essere rinviata solo accettando che divengano ancora meno trattabili; vanno affrontati ora e da noi.
Seconda ovvietà: il problema politico maggiore è l’assenza di un’opposizione in grado di offrire un’alternativa credibile all’attuale maggioranza o di costringerla con le sue proposte a smetterla di cincischiare, eludendo le sue responsabilità. Se l’avessimo, avremmo anche un governo migliore o la possibilità di sostituirlo. Ma non abbiamo nessuna delle due cose e la maggioranza si comporta come se potesse infischiarsi delle sue inadempienze e contraddizioni.
Terza e ultima banalità: la polemica incentrata sul politicamente (e penalmente) irrilevante nuoce a tutti perché distoglie l’attenzione dai problemi veri e la dirotta sull’insignificante. Infine, una considerazione non ovvia- A Silvio Berlusconi la politica ha offerto una possibilità che, credo, gli sta molto a cuore: iscrivere il suo nome nella storia d’Italia in positivo, essere ricordato come uno statista, non un’eccentricità poco esaltante. Quanto ha fatto gliene dà diritto fin d’ora, ma sarà la conclusione della sua “discesa in campo” che finirà col contare di più, col determinare il segno del giudizio complessivo.
Stando così le cose, quello che Berlusconi dovrebbe evitare a tutti i costi è di continuare a galleggiare, sperando che siano gli eventi a toglierli le castagne dal fuoco. Non lo faranno in ogni caso, ma anche se ciò potesse accadere, i suoi avversari e nemici lo impedirebbero comunque.
Cosa farei io se fossi al suo posto? Molto semplicemente farei saltare il tavolo (seguendo il suggerimento di Maurizio Belpietro), prenderei atto che l’esperimento del Pdl non ha avuto successo e che ha notevolmente contribuito a imbarbarire sia la rappresentanza parlamentare sia il tono del dibattito, e abbandonerei l’idea. Rifonderei Forza Italia, lasciando le porte aperte a chiunque condivida a fondo un programma impegnativo (ma con un efficace filtro per scoraggiare l’ingresso ai non pochi indegni). Quel programma è già scritto, partendo da quello iniziale del 1994 e tenendo conto di tutte le aggiunte e le modifiche intervenute da allora. Lo stilerei in forma inequivocabile in modo da evitare il ripetersi di furbesche adesioni di comodo da dimenticare il giorno dopo le elezioni e starei a vedere chi lo accetta.
A questo punto porterei in Parlamento una delle proposte più significative; se venisse accettata andrei avanti, altrimenti informerei il capo dello Stato dell’impossibilità di continuare a governare. Nella prima ipotesi, recupererei il controllo di maggioranza e governo, nel secondo aspetterei la pantomima dei tentativi di evitare le elezioni e, quando essi fossero falliti, mi batterei nelle elezioni, circondato da persone che valgano non meno di quelle degli inizi, e ne attenderei fiducioso l’esito.
Se Berlusconi ha a cuore il suo futuro prossimo, ma soprattutto quello remoto, a mio avviso non ha alternative: ritorni in se e sfoderi la migliore grinta. Non abbia timore che una qualche mascalzonata giudiziaria o di altra natura possa impedirglielo. Ernesto Galli della Loggia ha scritto bene sul Corriere (1° novembre): ”Non è più il tempo dei camerieri zelanti e bugiardi. E’ giunto il tempo della verità.” Berlusconi segua il consiglio di Goethe: “Mentre il volgo s’indugia sgomento, segui tu la difficile via; chi conosce ed afferra il momento, non v’è prova che dura gli sia.”