Una risposta a Emanuele Macaluso sul futuro dell’Europa

Caro direttore,
Ti ringrazio per la cortese attenzione che hai voluto dedicare al mio articolo. Temo di essere stato frainteso: sono convinto, infatti, che per rilanciare il progetto europeo, come da Te auspicato, sia necessario “tornare indietro”, cioè disfare quanto di sbagliato è stato fatto e ripartire col piede giusto.
Mi duole doverlo ammettere: l’ipotesi di mio padre e degli altri padri fondatori – che cioè la moneta unica avrebbe portato inevitabilmente all’unione politica – si è dimostrata infondata. Se, quindi, vogliamo ripartire dobbiamo abbandonare l’euro che è un ostacolo insormontabile all’unità dell’Europa.
Il quesito da cui prendere le mosse è semplice: quali Stati membri sono disposti a rinunciare alla sovranità in politica estera e di difesa? Se sono più d’uno, hanno titolo a dare vita agli Stati Uniti d’Europa. Altrimenti, questi non possono esistere: non c’è mai stato uno Stato senza politica estera o difesa. Forse sono ottimista ma credo che sarebbero più d’uno gli Stati disposti a fare questo passo fondamentale. A questo punto essi si darebbero una vera Costituzione, chiara e composta di pochi articoli, nella quale si enumerano i compiti del governo dell’Unione e, implicitamente, tutto ciò che resta di competenza degli Stati membri. La Costituzione sarebbe sottoposta a referendum popolare e, se approvata, entrerebbe in vigore.
Il Presidente dell’Unione, eletto dai popoli dei paesi membri, farebbe il suo governo, i cui membri dovrebbero avere l’approvazione del Parlamento dell’Unione, anch’esso eletto dai popoli dei paesi membri.
Ai paesi che non hanno rinunciato alla sovranità in politica estera e difesa si potrebbe offrire di accettare la Costituzione e diventare membri dell’Unione o federarsi con essa.
Utopia? Forse, ma molto più realistica dell’idea di una moneta senza Stato e di uno Stato con svariate politiche estere e di difesa. Non ti sembra?
Il Tuo amico,

Antonio Martino (Il Riformista, 25 novembre 2011)