Una vecchia proposta sempre attuale, su La Discussione

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Forse qualcuno ricorderà una proposta compresa nel programma di Forza Italia nel 1994 per fronteggiare il problema della disoccupazione. Anche se vecchia di quasi vent’anni e mai attuata, mi sembra ancora più attuale oggi che allora.
I dati del problema sono richiamati quasi quotidianamente e noti a tutti ma può, forse, valere la pena ricordarli. Il tasso di disoccupazione, secondo i dati ufficiali, è stato pari al 10,7%, appena superiore alla media dell’UE (10,6) e il più alto degli ultimi dieci anni. Come se non bastasse, il numero degli occupati nel 2012 (22.889.000) è stato inferiore a quello del 2007 (23.222.000). In sei anni il numero degli occupati è diminuito di oltre 320 mila in valore assoluto. Negli ultimi sei mesi la situazione è andata peggiorando a ritmo accelerato, i dati dell’anno scorso, quindi, appaiono rosei. Ogni giorno chiudono 140 attività commerciali o artigianali, 55.000 imprese hanno chiuso i battenti negli ultimi mesi, il numero totale di disoccupati, superiore a tre milioni, è il più alto dal dopoguerra e il numero di chi ha rinunciato a studiare o cercare un lavoro è aumentato esponenzialmente.
Tutti parlano dell’emergenza lavoro ma i rimedi proposti non promettono risultati positivi; dare denaro pubblico (prelevandolo prima dalle tasche dei contribuenti) a chi assume “giovani” è stolto, perché crudelmente suppone che essere disoccupato a ventinove anni sia più grave che esserlo a trentacinque e perché mai nulla di buono è stato ottenuto derubando Paolo per dare soldi a Pietro: il guadagno del primo è identico alla perdita del secondo e la somma del gioco è zero.
La proposta di FI del 1994 era, invece, molto semplice e di sicura efficacia: esentare del tutto dagli oneri contributivi e fiscali i neoassunti che avessero perso il lavoro prima dell’entrata in vigore della proposta. Questa clausola mira a evitare che i soliti furbi licenzino i propri dipendenti per poi riassumerli in regime di esenzione. L’obiezione che ci fu fatta allora era di questo tenore: “Ma così lo Stato non incassa imposte né contributi, quindi ci rimette.”
Si tratta di una classica fanfaluca: chi è disoccupato non ha un reddito da sottoporre a imposta, quindi non paga imposte dirette, non ha la possibilità di spendere e acquistare, non pagando nemmeno imposte indirette, e non ha da versare contributi, essendo privo di reddito. In più, se riceve un sussidio di disoccupazione, impone un costo all’erario. Se, invece, grazie all’esenzione è assunto, continuerà a non versare contributi né pagare imposte dirette, ma sarà in grado di spendere e, quindi, di pagare quelle indirette. Non riceverà sussidio di disoccupazione, essendo occupato, e contribuirà all’aumento del reddito anche di altri con ulteriore beneficio per l’erario.

Lo Stato non solo non perde un centesimo ma vede i suoi incassi tributari aumentare e le spese per i sussidi di disoccupazione diminuire. Una proposta semplice e di sicura efficacia, che dubito sarà presa in considerazione data l’incultura economica dilagante. Quasi tutti i politici e non solo credono alla santità della spesa pubblica e alla nefandezza di quella privata. Se spendessero i loro soldi come spendono i nostri sarebbero già in miseria da molti anni.